Pensieri e ricordi
tornano e si rincorrono nella mente,
come in un gioco di ali,
ruotanti in un tempo
di vita passata.
…Ed ecco l’infanzia lontana,
frammenti di colori e di cose,
quasi pezzi di azzurro,
caduti dai cieli senza orizzonti
in un mondo di luce…
- Case bianche, tutte uguali,
intorno alla piazza del paese.
Tra queste, una,
la più bianca, la più antica.
In essa, grandi stanze luminose
e calde di magico tepore.
La rustica cucina
odorosa di cose buone
e di pane appena sfornato.
Il balconcino fiorito
al di là del quale
si schiudeva il mondo fantastico
della mia “favola vera”.
La vecchia cisterna
che raccoglieva l’acqua piovana,
i cui strani gorgoglii
creavano echi lontani e misteriosi.
La scalinata grigia di legno
che conduceva alla polverosa soffitta,
dove inseguivo storie
di dame e cavalieri,
e mostri e fate e gnomi
tra castelli incantati,
tra le mille, strane cose
d’altri tempi…
E quella dolce figura di donna
avvolta in un nero scialle
ed i bianchi capelli
raccolti sulla nuca,
che si aggirava, instancabile,
fra queste mura.
Tutto, qui, era fantastico.
Una realtà sfumata, emozionale
che, ancor oggi, vedo
priva di intenzioni, di significati,
vuota di sintesi concettuali,
di elaborazioni simboliche.
Una realtà
che non si è evoluta nel tempo.
Strappatami, la porto dentro
così come l’ho lasciata:
un gigantesco spettacolo
gratuito meraviglioso,
mentre i pensieri
tornano, giocano, tormentano…
E’ lei, l’infanzia,
la favola vera della vita.
Questa sola vorrei rivivere,
per rivedere e raccogliere
ciò che allora dispersi.
Ad essa spesso ritorno,
inseguo attese, non mai
più attese…
Ne vivo il calore,
gli odori del tempo.
E vedo tornare i volti amati
anche se fatui,
come fiammelle al vento.
Sensazioni che si ripetono,
profonde e dolorose,
quasi onde incalzanti e violente,
o folate di vento rabbiose;
qualcosa che sembra morire
e rivive ogni volta
più forte ed imperioso.
L’infanzia pare annullarsi
nel tempo
e si ingingantisce, invece,
a dominare la vita.