A te, eva

Auguri, Eva!

Oggi, 8 marzo, è la tua festa.

Ti festeggiano tutti, anche l’egemonico, aggressivo, intraprendente, privilegiato, spregiudicato Adamo.

Ti offrono mimose e cantano la tua vittoria.

Chi scrive è anch’essa Eva che, insieme ad innumerevoli altre, riceve mimose e sorride, un po’ pensosa, un po’ triste.

Ne sono passati di secoli da quando, complice la mela, cessò il tuo paradisiaco soggiorno nell’Eden per essere relegata, insieme ad Adamo, sul pianeta Terra!

Sarà stato per quella tua trasgressione che porti ancora oggi, come si suol dire, “il peso della colpa?”

Certo è che ti trovasti sola e sperduta, a subire le prevaricazioni del maschio accentratore. Ti si impose, nel corso dei secoli, una condizione di soggezione e di subordinazione, un atteggiamento di remissività, di tenerezza, di comprensione, di dolcezza.

La continuità del sistema patriarcale venne così assicurata, perché il suo strumento indispensabile, l’istituzione familiare, si consolidasse nella divisione dei ruoli sociali e morali, politici ed economici che stanno alla base della società borghese.

Il modello socio-istituzionale, costituito dagli uomini, rispose ai loro interessi di classe e di sesso, e non certo ai tuoi.

Tu, Eva, dovesti soggiacere, per secoli addormentata.

Confinata nella penombra dei rapporti socio-politici, non potesti usare la fantasia, la creatività, il coraggio; né soddisfare i desideri, né esprimere reali possibilità di autonomia.

Non hai storia, se non quella sempre identica della tua subordinazione; da poco hai cominciato a costruirla.

La tua storia comincia nel momento in cui cominci a lottare per la conquista dell’umanità completa, mai posseduta, quando cominci a misurarti con te stessa e con la realtà, a tentare di modificarla e di modificarti. “E’ una lotta radicale, la tua, perché è lotta contro la natura, la cultura, le barriere della tradizione e delle norme, per il diritto alla tua diversità ed a quei valori che sei riuscita a conservare intatti, anche nel buio dei secoli addietro” (Franca Ongaro Basaglia).

Ed è questa lotta che ti ha portato ad una rivoluzione, quella femminile, che ha come obiettivo liberazione e parità.

Ci sei riuscita: sei stata matura, alla fine degli anni ’60, per affrontare i grandi temi contemporanei, sino a giungere, oggi, nell’universo maschile, senza più complessi d’inferiorità.

Queste tue conquiste nascondono, però, malinconici ripieghi: il tuo lavoro fuori casa ti porta ad una doppia fatica. Per fortuna hai un gran gusto del “bricolage” della vita, che ti viene proprio da quell’allenamento alla “doppia presenza” in casa e sul lavoro, che è un peso ma anche una ricchezza. Ricca dentro, ma il più delle volte stanca e stressata perché alla ricerca di un  modello di vita che, forse, non esiste.

E’ il prezzo che paghi alla tua indipendenza.

Senza contare, poi, che, secondo l’antropologa E. Badinter, rischi di somigliare sempre più al tuo Adamo. Non più complementare ma simile a lui, con il quale dividere ruoli, scopi, desideri.

La figura dell’ “androgino”, vagheggiato da Platone, sta forse per prendere forma.

E la tua femminilità?

Una perdita da non sottovalutare.

In ogni tua conquista, c’è sempre una rinuncia.

Come vedi, Eva, anche oggi è duro nascere donna. Eppure, ti assicuro, è l’unica condizione che valga la pena di avere in sorte.

Un privilegio, l’essere dotate di una sensibilità più pronta e sottile, di una maggiore capacità di soffrire, di un’intelligenza più capace di aderire alle cose.

Donna è bello, nonostante tutto.

Ti hanno persino dedicato un giorno, un fiore.

La mimosa di oggi ti dice la tua storia…