LAGHI

Dischiudete sereni,

pace.

Immobili

placate i moti

della mia anima

inquieta.

Nella profonda immensità

di quel vago

colore cilestrino

di acque dolcissime,

si addormentano

desideri e paure.

Cerco

con ansia

un moto,

un sussulto

che mi dica

che “siete”.

Ma

l’argentea favola

delle vostre silenti

acque, continua…

Improvviso,

il rosso purpureo

di un tramonto

di fuoco,

si posa

su quel piano

marmoreo.

Lo bacia,

lo sposa,

tra cristalli di luce

di mille colori.

Vi guardo,

connubio da fiaba,

e mi dico:

“dove

le antiche fole,

scandagliate

da improvvise

forze

di impulsi fantastici,

compaiono

seducenti?”

Da lungi

le scorgo,

infantile concerto

di musiche e suoni.

Ricompaiono ancora.

Ridenti,

danzanti,

su acque

da sogno,

dal vago sapore

di eterea lontananza,

arcane.

Che

puntuali

s’intrecciano

fra i miei lunghi

silenzi.